@Lasciatemi qui, assieme alla grinta e autenticità di Katia

Era da tempo che seguivamo le avventure di Katia in giro per l’Asia. Ragazza sarda di origine veramente tosta,con la passione per i cani e amante di esperienze autentiche in viaggio. Alla fine l’abbiamo intervistata e tra le varie risposte ci racconta anche come é stata la sua esperienza in Costa Rica, lavorando come volontaria durante il lockdown

Mi chiamo Katia, sarda di origine. Più che altro nomade. A 9 anni lasciavo la Sardegna, prima un anno in Trentino, poi 10 in Lombardia e ormai 15 in Veneto. La mia vita non ha seguito uno schema classico in realtà, anzi, la creatività è sempre stata protagonista. Ho iniziato a lavorare al bar molto presto per pagarmi i materiali del Liceo Artistico che tanto volevo fare, poi arrivato il momento dell’Accademia di Belle Arti ero ormai troppo stanca di studiare e lavorare contemporaneamente così ho deciso di voler essere indipendente. Ho fatto moltissimi lavori, ma soprattutto a vent’anni mi sono fidanzata. Mi sono anche sposata! Ma ero troppo giovane. Dopo 12 anni passati insieme ho scelto di ricominciare da zero e no, non è stato per nulla facile.

Il tuo primo viaggio in solitaria. Ha soddisfatto le tue aspettative o ne sei rimasta delusa? Cosa significa per te viaggiare da sola?

Quando ho iniziato a sentire muovere qualcosa dentro, nelle viscere, ho colto un’occasione a cui dico grazie ogni giorno. Mi sono licenziata dal mio lavoro a tempo indeterminato e sono partita tre mesi da sola per la California per fare una intership nel Bed & Breakfast di amici di famiglia. La verità? Non avevo idea di quello che mi aspettava, e stare a contatto con viaggiatori e in generale con una cultura diversa, un modo di pensare molto più aperto del nostro italiano, mi ha letteralmente cambiata. Ma non solo gli americani, anche l’essere da sola, contare solo su me stessa, mi ha insegnato che si può fare tutto, basta volerlo. Viaggiare da sola è questo in fondo, sapere che ce la farai.

L’amore per l’Asia. Perché tanto fascino per questo Continente? Dicci il tuo punto di vista

Una volta tornata dalla California ho iniziato a entrare nel mondo dei viaggiatori. Avete presente quando iniziate a pensare che volete una macchina rossa e improvvisamente vedete macchine rosse ovunque? Ecco. L’Asia mi ha stregata e chiamata in questo modo. Complice una vacanza a Bali di qualche anno prima, il mio chiodo fisso era tornare laggiù. Dicono di fare attenzione a desiderare le cose, che quelle poi si avverano. Così è stato, dopo poco mi sono trovata improvvisamente senza casa, e quello era il segnale. Se ci penso, è stata la Magia, la spinta che ha fatto nascere questo Viaggio. E non c’è stato giorno durante il mio Viaggio in Asia in cui questa magia non si palesasse, mi sono innamorata a fuoco lento giorno dopo giorno, Paese dopo Paese, della sua gente, della Natura, dei suoi cibi e profumi, e infine della mia vita

Viaggiare in Thailandia,Bali, Myanmar, Malesia, Vietnam, Filippine. Quale luogo ha catturato il tuo cuore e ti ha fatto pensare “lasciatemi qui” ?

Buffo. Ho scelto il mio nome su Instagram tanti anni fa, almeno dieci. Lavoravo da dipendente godendomi cinque settimane di ferie all’anno come tutti. Ero felice di potermi permettere vacanze al mare d’inverno e/o dall’altra parte del mondo, ma ogni volta che risalivo sull’aereo per tornare a casa, c’era sempre la stessa frase nella testa “Lasciatemi qui…”. Quando ho iniziato a viaggiare in Asia, ho potuto dare retta a quella voce ogni volta che bussava nella mia mente, e ogni volta che invece ero pronta, scegliere di ripartire. Non ho mai viaggiato per piantare bandierine e mi sono ritrovata spesso a stare nello stesso, a volte anonimo, ostello anche per 15 giorni, solo perché sentivo belle vibrazioni o conoscevo la persona giusta. Non saprei scegliere un Paese, ci credete? In dieci mesi sono tornata tre volte in Thailandia e ho fatto esperienza di tutto, dai treni sgangherati al cibo di strada, dal ritiro in un Monastero buddista alle spiagge bianche dell’isola di Koh Tao. Bali ormai è come casa, ogni volta fa accadere cose che mi lasciano senza parole. In Malesia mi sono fermata un mese intero in un canile per poi volare inaspettatamente nel Borneo. In Vietnam in assoluto ho mangiato così bene che se ci penso mi viene ancora l’acquolina. In Myanmar ho trovato la vera pace, il vero presente. E infine nelle Filippine sono stata adottata per 45 giorni nella guesthouse di una famiglia dolcissima, bloccata per il lockdown si, ma io e uno chef italiano, mica male, no?

L’esperienza più bizzarra  e il momento più difficile in viaggio.

La più bizzarra in assoluto è stata il primissimo giorno a Bali. Durante la colazione in ostello, davanti a me è seduta una ragazza italiana, è nata a meno di dieci chilometri dal mio paese di origine, sperduto nell’entroterra della Sardegna, praticamente siamo cresciute insieme senza mai incontrarci. Ma aspettate, non finisce qui. In Costa Rica, sul profilo IG della manager italiana, trovo lei come amica in comune. Otto anni fa vivevano insieme in Australia. Più bizzarro di così!

Invece momenti difficili ne ho passati tanti. Il problema è che non riesco a trovarne uno per cui a distanza di tempo riesco a vederlo così difficile. Li vedo e li ringrazio perché di certo mi hanno resa più forte e mi hanno insegnato molto. L’insegnamento migliore che potessero darmi è stato proprio trovare il bello nelle situazioni avverse e non dimenticare di tutte le esperienze negative già superate. Tutto passa, a volte grazie al tempo, combinazioni di eventi, me stessa, un amico. Non importa, ciò che conta è che tutto dipende da come decidiamo di reagire.

Viaggiare durante il lockdown. Raccontaci la pura vida del Costa Rica e l’esperienza di volontariato intrapresa

Ero qui, in questa stessa casa, a dicembre l’anno scorso. Ho scritto un messaggio ad un amico alle due di notte “Ma se ce ne andassimo in Costa Rica?”. Poi sapete com’è finita.

Disclaimer: il Costa Rica ammetto che mi ha provata su più fronti, non ero decisamente preparata ai costi e ad alcune realtà che voglio precisare sono soggettive e lo sono state nel mio personale viaggio in questo Paese.

Dunque, in Costa Rica la vita è cara, lo è anche per i locali, così prima di partire ci siamo messi in contatto con un canile non troppo distante dalla capitale San Josè per cercare di ammortizzare i costi. * Ho girovagato per quanto i miei risparmi me l’hanno consentito e con i limiti delle restrizioni che ovviamente sono presenti anche lì. Però ho addirittura visto un bradipo nel giardino dell’ostello senza pagare alcun santuario dall’etica discutibile. Di certo la vera esperienza di viaggio, per me, è stato il mese di volontariato al canile. Amo gli animali, i cani soprattutto, e amo aiutare queste realtà. Lo shelter si chiama Charlie’s Angels ed è gestito da una ragazza tedesca, abbiamo addirittura avuto la fortuna di trovare la manager italiana (una bomba di donna, via dall’italia da 22 anni, in giro in solitaria per il sudamerica da 6). Il lavoro è stato duro eh, non addolcisco nulla: sveglia alle 6 del mattino e in giro fino alle 7 di sera. La giornata era divisa in turni, c’era chi si occupava dei cuccioli (leggi tanta cacca) chi delle tre cagnoline disabili (leggi tanta cacca, ma addosso) e chi delle pulizie dei capannoni (leggi tanta cacca, ma solo sotto le scarpe). Tutto questo era solo il condimento dei training, dei giochi, le pappe, i salvataggi, le adozioni. Purtroppo anche qualche cagnolino che ha sofferto tanto e infine ci ha lasciato.

Ecco, mi sono immersa poco nella Pura Vida che intendono loro, fatta di surf e feste fino all’alba, non sono da me. Ma se penso alle persone splendide che lavorano e hanno lavorato in canile durante il mio stesso periodo lì, non posso far altro che pensare che ne è valsa la pena per tutto, dall’inizio fino al mio rientro a casa.

* L’applicazione di Workaway salva sempre i viaggiatori di lunga data. Un buon modo per fermarsi e lavorare in cambio di vitto e alloggio.

Chi era Katia 10 anni fa e chi è Katia oggi, dopo questi viaggi

Ero totalmente un’altra persona, anzi, se ci penso adesso mi spaventa. Esattamente dieci anni fa stavo ricevendo la mia proposta di matrimonio ma forse sapete che non c’è nemmeno bisogno di andare così tanto lontano? Solo tre anni fa ero vicedirettore in una famosa catena di negozi italiani, una casa luminosa, una famiglia enorme, amici di vecchia data e una vita perfetta. Ma questo era solo ciò che vedevano gli altri.

Il viaggiare mi ha resa diversa. E questa parola, “diversa”, l’ho scritta con esitazione perché vera a metà. Avendo chiuso molte amicizie che non mi appartenevano più, sono consapevole che ai loro occhi sono diversa, che non possono vedermi in altro modo. Ma non si può essere diversi se ci pensate. A lungo andare la condizione di fingere, trattenersi, sorridere anche se va tutto male, ti esplode dentro.

L’Asia non ha fatto altro che migliorarmi. Mi ha insegnato ad essere infinitamente paziente, a godermi il momento, ad ascoltarmi, a fare caso alle piccole cose, ad essere grata e a non giudicare. E ogni volta mi sento in gabbia o che vedo scivolare via i giorni, perché sono umana anch’io, mi sforzo di concentrarmi sullo scopo finale, che io appartengo a quel luogo ad Oriente ed ogni passo o sforzo che faccio oggi presto mi porterà ancora lì.

3 parole per descrivere la parola VIAGGIO

ESSERE SE STESSI.

Sapete cosa amo di più del Viaggio? Il condividere momenti di vita con persone del luogo o esperienze con altri viaggiatori. Più volte mi sono ritrovata a raccontare frammenti di vita, anche dolorosi, davanti a perfetti estranei quando invece la paura del giudizio a casa mi ha sempre frenata. Non c’è cosa peggiore che non sentirsi liberi dentro casa, con le persone della tua vita. Avevo paura del giudizio, mi sono sempre sentita bloccata, avevo un milione di paletti, molti dei quali dati dalla società. La paura di cadere mi ha fatto rinunciare a talmente tante emozioni, legami, sogni e progetti che spogliata da tutti quei muri mi sono resa conto di essere stata in apnea per tanto, troppo tempo. Ho ripreso a respirare e il mio cuore a battere ed emozionarsi. Sì, sono tornata ad essere me stessa.

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