Francesca é una splendida anima conosciuta sul web; sapevo ben poco di lei ma le sue fotografie parlano chiaro: viaggi, natura, sorrisi e realtà. Mi sono innamorata di ogni suo scatto fotografico e di ogni meta che ha visitato e che sta visitando. Con il tempo ci siamo confrontate e abbiamo raccontato alcuni aneddoti di vita che sotto certi aspetti ci legano. Sto imparando molto da lei e sono certa che sarà fonte d’ispirazione per molti di voi. Persona dal carattere temerario, forte e spiccatamente trasparente é una di quelle viaggiatrici che mostra le realtà per come sono. Ho stima di lei per questo: per il modo di raccontare i suoi viaggi, attraverso la realtà dei fatti senza addobbi né fronzoli. Dalle sue parole capirete il motivo di tanta mia stima
Mi chiamo Francesca sono, tra le altre cose, una viaggiatrice full-time.
Sono figlia di una Terra Antica che mi ha trasmesso l’amore per la natura, per il mare e per gli
animali, mi ha insegnato preziosi valori che mi porto dentro, ma che ha cercato di tapparmi le ali
tante volte.
Per una come me, essere nata in un’isola è il colmo. Circondata dal mare, scollegata dal resto del
mondo, eppure forse è stata proprio la sensazione di sentirmi in una gabbia d’oro, ma pur sempre
una gabbia, che mi ha spinta a dover imparare a volare.
Viaggio il mondo dal 2016, con lo zaino in spalla, molto spesso in solitaria.
In giro per il mondo mi hanno chiamata in tanti modi, il mio nome ha subito trasformazioni in ogni
lingua, ma io ho voluto scegliere quello che più mi rappresenta e racconta la mia storia: Shiny Goats (Capre Lucenti).
Questo nome parla delle mie origini, non è un segreto che la Sardegna sia ricoperta di pecorelle e
caprette, ma queste ultime hanno una simbologia particolare e molto bella: le capre sono animali
con un fortissimo spirito di adattamento e che si adeguano a svariati habitat e condizioni vitali.
I loro occhi inquietanti spaventano le persone, ma allo stesso tempo le sorprendono mentre
saltellano serenamente sulle scogliere a strapiombo quando cercano di raggiungere la cima.
Lucente perché è così che vorrei essere, è così che voglio contribuire nel grande “sistema”: donando luce.
A 19 anni la partenza con un biglietto di sola andata per l’Australia. Un bel periodo a lavorare sodo e poi nuove avventure in giro per l’Asia. Raccontaci degli aspetti positivi e negativi che ti ha regalato la terra dei canguri e una piccola parentesi del viaggio in Asia.
Il mio primo anno in Australia lo porto nel cuore come uno dei periodi più belli della mia vita e di cui ho solo ricordi positivi e carichi di significato e con questo non voglio dire che non ci siano stati
momenti difficili ed ostacoli, ma sono passati tutti in secondo piano quando ho trovato la felicità.
Per la mia personale esperienza, la Terra dei canguri mi ha permesso di incontrare tantissime
persone provenienti da tutto il mondo con la mia stessa visione, persone che mi hanno influenzato
in modo positivo e che mi hanno fatto credere che il mio sogno non fosse poi così assurdo e che
avrei potuto realizzarlo con molta più facilità di quello che pensavo; è bastato solo cambiare il mio
atteggiamento nei confronti della vita.
Grazie al sistema “ciclico” dei visti temporanei, non è mai stato difficile trovare lavoro e cambiarlo
quante volte desiderassi, il mio iniziale inglese scolastico non è stato un problema, ma anzi ho
trovato colleghi e compagni pazienti disposti a fare pratica.
Ho incontrato amici veri con cui sono cresciuta e che non mi hanno mai abbandonata.
Non mi viene in mente un aspetto negativo, che vale la pena essere menzionato.
Ogni ostacolo è stato un salto leggero, ogni caduta è finita con una risata.
Dell’Asia non potrei non parlare del Vietnam e del suo gentilissimo popolo che si è aggiudicato un
posto nel mio cuore tra i miei Paesi preferiti in assoluto.
La visita nel villaggio di Hoi An durante una notte di luna piena, quando tutte luci artificiali vengono spente e lasciano che solo le lanterne colorate illuminino le strade è stata una delle esperienze più belle dei miei viaggi del Sud Est Asiatico




Viaggiando lentamente con lo zaino in spalla come fedele compagno, tra ostelli, pullman, tuk tuk, km in cammino e sorrisi. Hai eliminato tanti kg dai tuoi bagagli entrando in piena coscienza minimalista. Se tu dovessi descrivere il viaggiare lentamente, a cosa lo paragoneresti?
Osservando i popoli asiatici pensavo a quanta roba inutile avevo dentro il mio zaino e di
conseguenza al significato della parola “necessità”.
Non sono mai stata una dai tanti bisogni e come dicevo prima, ho un grande spirito di
adattamento, ma liberarmi di tutto ciò che non fosse lo stretto necessario è stato un processo
graduale.
Ho cominciato con una grossa valigia da 30 kg in Australia per poi passare dopo qualche mese ad
uno zaino di circa 20kg e poi 16 kg, fino ad oggi che mi impongo di non superare i 13 kg.
Quello che sicuramente non può mancare sono la mia macchina fotografica e il mio diario, che mi
hanno sempre accompagnato durante questi sei anni di viaggio. Non potrei farne a meno.
In realtà il minimalismo non è solo una pratica intelligente per alleggerire il bagaglio, ma un vero e proprio stile di vita applicabile a innumerevoli aspetti della nostra quotidianità.
Così come, nel tempo, ho preferito un viaggio lento via terra ai viaggi in aereo che ti catapultano da una realtà ad un’altra senza poter ammirare le milioni di meravigliose sfumature che ci sono lungo la strada. Viaggiare lenti è come mangiare la pizza con le posate, quadratino per quadratino in modo che quel piacere duri il più possibile


Narraci qualcosa del tuo viaggio attuale partito dal Messico e con l’obbiettivo di raggiungere la Patagonia senza aerei (il periodo di viaggio con mamma Monica é stato super, siete una coppia comica! Monica-comica , credo sia tutto in programma 🙂
Spinta dalla voglia di imparare la mia terza lingua e ritrovare un pò di colori dopo più di un anno di
pandemia, a Novembre 2021 sono partita per il Messico e senza troppi programmi ho decido di
attraversare l’America Centrale e il Sud America senza prendere aerei, ma soprattutto a ritmo lento, senza una data di fine, senza un budget, senza un itinerario preciso.
Ho deciso che qualora avessi avuto bisogni di soldi mi sarei fermata a lavorare, se avessi avuto
bisogno di riposo avrei cercato un posto per fare volontariato per esempio e che mi sarei sempre
fatta guidare il cosiddetto “flow”, dal susseguirsi degli avvenimenti o più romanticamente, dal cuore.
Per un breve periodo ho portato anche mia madre Monica in questa meravigliosa follia e sono grata
ed orgogliosa di aver condiviso con la persona più importante della mia vita, un pezzo di strada, di
vita e di questo grande progetto che rappresenta per me, l’ennesima rinascita dopo un momento
buio.
Piccolo focus
Comunità Kuna Yala e consumismo di massa: due realtà a confronto
Uno dei motivi per cui ho sentito la necessità di cambiare nettamente il mio stile di vita (e di
viaggio) è perché ho visto con i miei occhi realtà che mi hanno cambiata irrimediabilmente.
Recentemente, mentre attraversavo il confine via mare tra Panama e Colombia, sono stata nelle
isole San Blas o Kuna Yala, isole paradisiache diventate vere e proprie discariche a cielo aperto.
In quel momento nascono in me domande e riflessioni: se queste isole sono abitante da comunità
indigene che vivono ancora di pesca e dei frutti che coltivano, senza acqua corrente, energia
elettrica e barche a remi, come è possibile che producano una tale quantità di rifiuti?
In effetti una grandissima parte di quella spazzatura è lì perché portata dalle correnti e arriva
direttamente dalla società in cui viviamo.
Noi siamo abituati ad avere “infinite” risorse e a consumare senza limite, senza domandarci come
arriva l’elettricità che accende le nostre case o dove finiscono tutti i packaging di alimenti, prodotti
per la cura della persona e della casa, dispositivi e la lista sarebbe ancora lunga.
Questo è uno dei grandi problemi di oggi: una ridottissima porzione di popolazione mondiale che
vive nel lusso, nella ricchezza e produce inquinamento imballato in plastica, mentre la maggioranza
vive in mezzo ad immondezza e non ha nemmeno accesso all’acqua potabile


Viaggiare in solitaria. Lo stai facendo da diverso tempo; cosa vorresti consigliare ad una viaggiatrice o ad un viaggiatore alle prime armi che decide di fare lo stesso?
Ho viaggiato il mondo in tutte le salse: da sola, con amici, in gruppo, in coppia ed ogni versione è
speciale a modo suo, ma il viaggio in solitaria non è solamente una scoperta del mondo, ma una
grande ricerca dentro se stessi.
Spesso la “solitudine” assume un significato negativo e spaventoso, quando invece non dovrebbe
esserlo affatto. Stare soli, soprattutto in viaggio, insegna a conoscersi nel profondo, ad interrogarsi,
ad assimilare ed elaborato non solo l’esperienza del viaggio in sé, ma tante sfaccettature del nostro
carattere e della nostra storia che non emergerebbero in compagnia.
Oltretutto, sono sempre stata convinta che quando si intraprende un viaggio in solitaria, sia in realtà il momento in cui si è meno soli e ti spiego perché: le persone intorno a noi, locals o altri viaggiatori sono in genere molto incuriositi nel vedere una persona sola, soprattutto una ragazza, perché nonostante le differenze, nell’immaginario comune universale, essere soli è strano, alle volte
rischioso, alle volte triste, alle volte più difficile.
Quando si viaggia in solitaria si è più esposti a nuovi incontri, a conversazioni inaspettate alla
fermata del bus, al ristorante o passeggiando per la strada e trovo tutto questo meraviglioso.
Purtroppo è anche vero che un singolo individuo può essere più vulnerabile di un gruppo, quindi è
importante prestare sempre molta attenzione a dove si è, ma soprattutto all’atmosfera che si
respira perché alle volte il buon senso e la paura ci salvano da situazioni infelici.
Molti parlano di “mal d’Asia”, “mal d’Africa”, molti altri ancora si sentono a casa in America Latina. La stra grande maggioranza di questi luoghi appartiene alla categoria di Paesi del terzo mondo eppure sono proprio questi Paesi ad aprirti il cuore e a cambiarti la vita. Dopo anni vissuti fuori Italia, dove ti senti più a casa? Cosa hanno secondo te tali Paesi che l’Europa fa fatica ad avere, intravedere e vivere?
Asia ed America Latina sono due parti di mondo completamente opposte per certi aspetti, basti
pensare al rispetto e alla riservatezza delle civiltà asiatiche, al silenzio dei loro templi, alla
delicatezza delle loro tradizioni e poi, al contrario alle rumorose feste latino-americane, il contatto
fisico perenne anche quando si è seduti sul bus e tanto altro.
Due cose, però, hanno in comune: il caos urbano e la semplicità della vita.
Essendo Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, la ricchezza economica è per pochissimi, mentre regna povertà e scarsità di beni, eppure ho visto sorrisi e spensieratezza nei migliaia di volti che ho incrociato. Ho visto fratellanza e sorellanza nei momenti di difficoltà, condivisione, comunità intesa come famiglia e non come organizzazione politica.
Ho visto gioia e leggerezza nell’affrontare drammi che noi, in Europa, non immaginiamo neanche.
Ho visto valori che anche noi avevamo, ma che sono andati perduti per abbracciare avarizia e
individualità nel lato più becero del termine.
La perdita di umanità, ormai diffusa dalle nostre parti, è la cosa che più mi spaventa.
Ormai ho capito che “casa” non è un luogo, ma uno stato d’animo. Mi sento a casa tutte le volte che ricevo calore ed affetto, dove mi sento al sicuro.
Tre parole in cui si identifica per te VIAGGIO
Libertà, arricchimento, rinascita
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